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Come ridurre le tasse della tua azienda in modo 100% legale

Come ridurre le tasse della tua azienda in modo 100% legale

28 Luglio 2026
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Ieri pomeriggio abbiamo ricevuto nel nostro studio un imprenditore della provincia di Napoli, letteralmente schiacciato dai dubbi e dalle scadenze. Gestisce un’azienda di logistica con quaranta dipendenti e un parco automezzi di prim’ordine. È esausto. La sua Srl produce utili costanti, chiude i bilanci in positivo ogni anno, paga i fornitori puntualmente. Tuttavia, quando arriva il momento di saldare l’IRES e l’IRAP, i conti della tesoreria si prosciugano in un istante. Noi di Futura Impresa ci occupiamo di revisione dei bilanci e di gestione tributaria per decine di attività produttive in tutta la Campania, operando ogni giorno sui numeri reali delle aziende. Molto spesso assistiamo a scene di vera frustrazione davanti a un modello F24 decisamente troppo pesante. Credo che sia una reazione perfettamente comprensibile, considerando i sacrifici necessari per fare impresa al Sud. Sebbene la pressione fiscale italiana sia tra le più alte d’Europa, esiste un margine di manovra ampio e del tutto legale per proteggere la liquidità aziendale. Molti imprenditori cadono nella trappola di credere che l’unica alternativa al pagamento di imposte spropositate sia l’elusione aggressiva, oppure, nell’ipotesi peggiore, la vera e propria evasione. Niente di più falso e pericoloso. Applicando rigorosamente le disposizioni del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, è possibile ottimizzare le uscite verso l’Erario, migliorando simultaneamente la stabilità finanziaria dell’impresa.

La sottile differenza tra subire il fisco e governarlo

Vincenzo Ercolano ha fondato Futura Impresa con un obiettivo chiaro e privo di compromessi. Noi miriamo a fornire agli imprenditori strumenti concreti per leggere e interpretare i propri bilanci molti mesi prima che l’anno solare giunga al termine. Attendere passivamente il mese di maggio o di giugno per chiedere al proprio commercialista a quanto ammonteranno le tasse significa condannarsi a un fallimento strategico certo. È troppo tardi. Quando l’esercizio è ormai concluso, l’unico documento che i consulenti possono produrre è la fredda fotografia di eventi passati su cui nessuno ha più controllo. Le imposte si calcolano matematicamente su decisioni già prese, su costi già sostenuti e su ricavi già incassati. Al contrario, la corretta disciplina impone di agire in corso d’anno, per orientare i flussi finanziari verso scelte che godono di deduzioni fiscali previste dal nostro ordinamento giuridico. Prendiamo in esame la documentazione dei costi operativi. Molti titolari di partita IVA portano in detrazione spese promiscue sperando che in futuro l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza non effettuino controlli incrociati. Questo approccio azzardato costa carissimo in caso di accertamento. Invece di nascondere ricevute discutibili, risulta decisamente più redditizio strutturare le spese aziendali in modo che rispondano a precise normative di esenzione.

Il compenso dell’amministratore e la trappola dell’IRPEF

Nella stragrande maggioranza delle società a responsabilità limitata che seguiamo quotidianamente, l’amministratore unico coincide esattamente con il socio fondatore. Per prelevare denaro dalla propria azienda in modo da far fronte alle normali esigenze della vita privata, l’opzione più comune consiste nell’istituire un compenso amministratore strutturato come una classica busta paga. La tassazione progressiva è devastante. Se il compenso mensile lordo comincia a farsi interessante per sostenere un buon tenore di vita, le imposte dirette diventano un macigno. L’IRPEF scatta con i suoi scaglioni a salire, le addizionali regionali e comunali si sommano, e i contributi previdenziali obbligatori della Gestione Separata INPS erodono quasi la metà del valore complessivo. La tua azienda sborsa cento dalla cassa, ma tu, come amministratore, metti nel portafoglio personale poco più di cinquanta.

Penso che sia assolutamente essenziale valutare strumenti alternativi o complementari al classico cedolino mensile. Un’opzione perfettamente inquadrata dalla legge, e che consigliamo quasi sempre di analizzare, è il Trattamento di Fine Mandato, comunemente identificato con l’acronimo TFM.

Come funziona il Trattamento di Fine Mandato

Il TFM è un accantonamento annuale di denaro che l’azienda effettua per liquidare l’amministratore alla fine del suo incarico formale, funzionando in maniera concettualmente molto simile al TFR dei dipendenti subordinati. L’azienda deduce questo costo anno dopo anno, abbattendo immediatamente la base imponibile su cui si calcolerà l’IRES. L’amministratore, dal canto suo, incasserà l’intera somma cumulativa soltanto in futuro, beneficiando della tassazione separata. Questa modalità di calcolo risulta matematicamente inferiore all’aliquota marginale IRPEF ordinaria che colpirebbe un reddito alto nel medesimo anno.

Facciamo un esempio numerico diretto per chiarire il meccanismo. Immaginiamo che la tua azienda deliberi di accantonare ventimila euro all’anno per il TFM dell’amministratore delegato. Questi ventimila euro vengono dedotti integralmente dal reddito civilistico della Srl, generando un risparmio netto IRES pari a quattromilaottocento euro annui. Nel corso di un mandato statutario quinquennale, la società deduce centomila euro, proteggendo quell’importo dall’assalto del fisco. Quando l’incarico giungerà al termine, il compenso verrà finalmente erogato al professionista e sottoposto a tassazione separata. Bisogna prestare un’attenzione maniacale alle regole formali. Affinché il TFM sia valido, opponibile a terzi e del tutto inattaccabile durante un’ispezione, è necessario che l’assemblea dei soci lo deliberi con data certa prima che l’amministratore assuma formalmente la carica. Un verbale redatto in ritardo e senza le corrette vidimazioni renderebbe nulla l’agevolazione.

Ottimizzare la mobilità tra rimborsi e trasferte

Un imprenditore attivo viaggia in continuazione per incontrare nuovi clienti potenziali, ispezionare cantieri in corso d’opera, visitare fiere di settore all’estero o sedersi al tavolo delle trattative con i fornitori strategici. Utilizzare l’auto di proprietà personale per ragioni di business senza farsi rimborsare dalla propria società significa commettere un errore basilare, regalando liquidità preziosa all’Erario.

Richiedere regolarmente il rimborso chilometrico calcolato secondo le tabelle ACI permette alla tua società di dedurre il costo per intero. Allo stesso tempo, tu in veste di amministratore ricevi un bonifico esentasse direttamente sul conto corrente personale. Niente IRPEF. Nessun contributo INPS. Questo potente strumento si applica in maniera inequivocabile alle trasferte effettuate fuori dal perimetro del Comune in cui ha sede l’impresa. Se il viaggio d’affari viene documentato scrupolosamente con note spese puntuali, indicando chiaramente il luogo di partenza e di arrivo, la data dell’incontro, la ragione sociale del cliente visitato e i chilometri totali percorsi, i funzionari del fisco riconosceranno la piena validità economica dell’operazione.

In aggiunta ai rimborsi per l’utilizzo del veicolo privato, il legislatore prevede i rimborsi analitici per le spese di vitto e di alloggio, nonché la più snella indennità di trasferta forfettaria. Benché tali rimborsi richiedano una gestione burocratica interna estremamente rigorosa per scongiurare qualsiasi contestazione durante un’ispezione, essi trasferiscono liquidità pulita, detassata e immediata nelle tasche dell’amministratore. Di riflesso, l’azienda registra costi operativi reali che comprimono l’utile netto tassabile. Per chi effettua continui spostamenti per chiudere contratti, l’impatto positivo sul conto economico può raggiungere con estrema facilità le decine di migliaia di euro l’anno.

Il potere del welfare aziendale per il team e la direzione

I premi monetari in busta paga assegnati ai collaboratori più meritevoli subiscono purtroppo un prelievo fiscale e contributivo devastante. Se decidi di riconoscere un premio produttività di mille euro netti a un tuo dipendente per gratificarlo di un lavoro eccellente, la tua Srl dovrà sborsarne più di duemila tra imposte statali, ritenute d’acconto e oneri previdenziali a carico del datore di lavoro. Il welfare aziendale funziona. Questa disciplina permette di erogare beni o servizi specifici ai lavoratori azzerando totalmente l’odioso cuneo fiscale. I buoni pasto elettronici, il rimborso delle rette scolastiche e dei libri di testo per i figli dei dipendenti, l’abbonamento alla palestra per il benessere fisico, le assicurazioni sanitarie integrative, e i versamenti diretti ai fondi di previdenza complementare rientrano in questo raggio d’azione tutelato.

La società deduce integralmente la fattura emessa dai provider di questi servizi, abbassando le tasse di fine anno. Il dipendente, parallelamente, gode di un valore reale e tangibile pari esattamente al cento per cento dell’importo speso dall’azienda madre. Nessuna trattenuta invisibile rovina il beneficio netto percepito dal lavoratore. Anche l’amministratore operativo può accedere a svariate agevolazioni se la struttura le prevede per tutti o per categorie omogenee di lavoratori, implementandole tramite un regolamento interno formale. Un piano di welfare ben disegnato abbatte il rischio di vertenze sindacali, trattiene i talenti tecnici in azienda e migliora radicalmente il clima di collaborazione in ufficio. Se vuoi capire come implementare queste soluzioni in base al numero dei tuoi collaboratori e al tuo inquadramento societario, scopri il nostro servizio per la pianificazione fiscale e fissa un incontro operativo con i nostri professionisti abilitati.

Come prelevare gli utili della tua società oltre lo stipendio amministratore

Arriviamo ora al nucleo centrale e più doloroso della questione che tormenta moltissimi fondatori di capitali. Quando la tua Srl genera brillantemente un utile netto a fine anno, dopo aver accantonato diligentemente il ventiquattro percento di IRES e quasi il quattro percento di IRAP regionale, i soldi veri e propri rimangono bloccati nelle casse aziendali. Se l’imprenditore desidera legittimamente trasferire quei fondi sul proprio conto corrente personale per comprare una casa in contanti o per investirli in obbligazioni, deve obbligatoriamente procedere con la delibera di distribuzione dei dividendi. La normativa nazionale prevede che sui dividendi distribuiti a persone fisiche si applichi una ritenuta a titolo d’imposta fissa del ventisei percento.

Sviluppiamo un calcolo logico inequivocabile. Su centomila euro di utile lordo iniziale, l’azienda paga quasi ventottomila euro di imposte dirette allo Stato. Rimangono disponibili settantaduemila euro netti aziendali. Quando questi settantaduemila euro vengono finalmente distribuiti tramite atto notarile o verbale di assemblea come dividendi al socio di maggioranza, il fisco preleva un ulteriore ventisei percento, pari a diciottomilasettecentoventi euro in contanti. Alla fine di questo ciclo estenuante, nelle tasche dell’imprenditore arrivano realmente soltanto cinquantatremiladuecentottanta euro. La pressione fiscale complessiva ha divorato quasi il quarantasette percento del lavoro originario.

Le royalties per lo sfruttamento economico della proprietà intellettuale

Per mitigare questa brutale dispersione di capitale, bisogna categoricamente studiare strade alternative prima di chiudere il bilancio d’esercizio, e tra queste spicca lo sfruttamento commerciale della proprietà intellettuale. Se tu, in quanto persona fisica, hai ideato storicamente il nome, il logo grafico o il brand della tua azienda, possiedi la piena facoltà di registrarlo a tuo nome presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, tutelandolo legalmente. Successivamente, in qualità di legittimo proprietario del diritto, puoi concedere alla tua Srl l’utilizzo commerciale di quel marchio tramite la stipula di un regolare contratto di licenza d’uso continuativo. In cambio di questa concessione, la società ti pagherà delle royalties mensili o trimestrali. Queste royalties costituiscono un costo operativo interamente deducibile per la Srl, abbassando in maniera immediata l’utile lordo ben prima del calcolo dell’IRES. Sul versante privato, tu incasserai quelle medesime somme godendo di un trattamento di favore eccezionale stabilito dalla legge. A differenza dello stipendio normale, i compensi derivanti dallo sfruttamento di opere dell’ingegno, brevetti e marchi non sono in alcun modo soggetti ai pesantissimi contributi INPS. L’imponibile IRPEF viene inoltre decurtato di un forfait forfettario del venticinque percento, che sale persino al quaranta percento se l’autore dell’opera ingegneristica o creativa ha meno di trentacinque anni di età. Significa matematicamente che pagherai le imposte sul reddito applicandole unicamente al settantacinque percento di quanto hai effettivamente incassato dalla Srl, senza versare un singolo euro aggiuntivo alla previdenza pubblica. Il fisco vigila. L’Agenzia delle Entrate analizza con estremo e giustificato rigore questa tipologia di contratti tra parti correlate. I controllori esigono che le royalties siano congrue e in linea con i reali valori del libero mercato, supportate possibilmente da una perizia di stima giurata redatta da un perito commerciale terzo e indipendente. Se il contratto viene stilato in maniera approssimativa o il marchio si rivela sprovvisto di un reale valore commerciale attrattivo per la clientela, le sanzioni irrogate dagli ispettori risultano severissime.

L’affitto di immobili strategici e macchinari dal socio alla Srl

Un’altra via per estrarre in modo intelligente risorse finanziarie cristallizzate nell’impresa risiede nella locazione operativa di immobili o attrezzature industriali dal socio alla società stessa. Se possiedi un capannone logistico, un grande ufficio di rappresentanza o dei macchinari complessi acquistati a livello privato, puoi affittarli regolarmente alla tua Srl sottoscrivendo un contratto di locazione o nolo a freddo. L’azienda scarica il canone di locazione per intero, considerandolo un costo operativo imprescindibile per mandare avanti il business. Tu incassi regolarmente i soldi ogni mese, dichiarandoli tra i redditi fondiari o i redditi diversi nella tua dichiarazione annuale delle persone fisiche. Benché le imposte vadano pagate comunque secondo le consuete aliquote personali a scaglioni, oppure ricorrendo all’agevolazione della cedolare secca per immobili commerciali ogniqualvolta le finestre temporali della legge lo consentano espressamente, l’impatto economico complessivo batte quasi sempre in modo netto il meccanismo folle del doppio prelievo dovuto ai tradizionali dividendi.

Il ruolo protettivo della holding nella gestione dei flussi

Molte volte l’imprenditore di successo che cerca ansiosamente un modo per estrarre l’utile netto dalla società operativa non desidera spendere quei soldi per finanziare consumi privati futili, bensì per orchestrare nuovi e massicci investimenti. Magari intende acquistare un intero palazzo commerciale da riqualificare, rilevare le quote di mercato di un concorrente in difficoltà, oppure diversificare il rischio fondando una start-up nel settore dei materiali innovativi. In questo preciso scenario evolutivo, la distribuzione dei dividendi direttamente a una persona fisica rappresenta un gravissimo errore di strategia. Se l’obiettivo prioritario è reinvestire costantemente il capitale, la macrostruttura societaria deve per forza includere una holding di partecipazioni. Contrariamente a quanto narrano molte leggende metropolitane, la holding non è un animale mitologico riservato unicamente alle smisurate multinazionali quotate sui listini di borsa, ma una semplicissima società di capitali, molto spesso in forma di un’altra Srl o SpA, che possiede e gestisce le quote della tua azienda operativa.

Come la PEX neutralizza il prelievo sui dividendi

Quando la tua società operativa, ricca di liquidità, decide di distribuire i dividendi di fine anno alla holding controllante, si innesca istantaneamente l’agevolazione chiamata Participation Exemption, nota agli addetti ai lavori con l’acronimo PEX. La holding non pagherà mai il ventisei percento di tasse che lo Stato pretenderebbe da una persona fisica. Grazie a questa specifica architettura normata, i dividendi incassati dalla holding godono di una clamorosa esclusione da imposizione fiscale pari al novantacinque percento del loro intero ammontare. La base imponibile per l’IRES viene calcolata soltanto sul misero cinque percento restante. Il risultato finale e incontrovertibile è che i profitti maturati transitano in tutta sicurezza dalla società operativa alla scatola madre con una dispersione fiscale che si aggira intorno all’1,2% totale. La tua holding manterrà la piena disponibilità del 98,8% della liquidità originaria, potendo utilizzarla liberamente per comprare interi complessi immobiliari, fondare nuove entità societarie, investire sui principali mercati finanziari, o finanziare le altre imprese bisognose del medesimo gruppo. Finché il denaro circola tra le società e non fuoriesce dal perimetro corporativo per finire fisicamente nel portafoglio personale del socio per spese di lusso, l’erosione fiscale viene neutralizzata in modo assolutamente legale e incontrovertibile. Tutto ciò permette all’immenso patrimonio aziendale di crescere a una velocità esponenzialmente superiore, trainato dall’incredibile spinta dell’interesse composto non tassato per anni.

Inoltre, un’infrastruttura basata sulla holding garantisce una schermatura patrimoniale a prova di urto. Questa separa nettamente il capitale immobiliare o liquido accumulato faticosamente negli anni, mettendolo al sicuro dai continui rischi operativi intrinsechi nell’impresa manifatturiera. Se una rovinosa e inattesa crisi di settore dovesse colpire fatalmente l’azienda principale, generando purtroppo insolvenze pesanti o contenziosi legali interminabili con fornitori inferociti, l’intero capitale già trasferito e consolidato nella holding resterebbe al sicuro. I creditori della società operativa non avrebbero alcun titolo giuridico per aggredire o pignorare direttamente le robuste casse della società controllante.

Massimizzare le agevolazioni per i nuovi investimenti strumentali

Le uscite per tasse si abbattono drasticamente e vertiginosamente anche quando il consiglio di amministrazione sceglie di innovare e modernizzare radicalmente i processi produttivi. Le numerose versioni dei piani governativi di Transizione tecnologica e industriale garantiscono infatti l’accesso a crediti d’imposta formidabili per tutte quelle organizzazioni che decidono di acquistare macchinari interconnessi alla rete, complessi software gestionali avanzati e innovativi sistemi per il monitoraggio e l’efficienza dei consumi energetici interni. Comprare un avveniristico impianto produttivo robotizzato dal costo di cinquecentomila euro e usufruire contestualmente di un credito d’imposta statale che supera il venti percento genera un tesoretto fiscale clamoroso e immediato. Questo preziosissimo credito non si manifesta come un rimborso in contanti sonanti che il Ministero ti bonifica sul conto bancario, ma si concretizza in un ampio plafond virtuale che potrai utilizzare in rapida compensazione tramite il modello F24. Questa mossa ti consentirà di azzerare materialmente il pagamento dei fastidiosi contributi per i dipendenti, dell’IVA trimestrale, delle ritenute previdenziali, e ovviamente della temuta IRES.

Anche la formazione avanzata dei dipendenti rientra perfettamente in questo filone di incentivi statali. Nel momento in cui paghi regolarmente dei docenti esterni specializzati per insegnare ai tuoi operai metalmeccanici o ai tuoi tecnici come programmare e utilizzare a pieno regime i nuovi macchinari interconnessi in fabbrica, lo Stato ti riconosce una consistente percentuale del costo orario sostenuto per i lavoratori posti in formazione strutturata. Serve tuttavia una documentazione meticolosa e inattaccabile. Servono relazioni tecniche giurate da periti iscritti all’albo, certificazioni contabili emesse da revisori indipendenti, registri delle presenze compilati quotidianamente senza la minima cancellatura. Coloro che pretendono di cercare le classiche scorciatoie nel nostro Paese per questo settore specifico, falsificando le firme o inventando corsi di formazione mai tenuti nella realtà dei fatti, finiscono inevitabilmente in tribunale a giustificarsi davanti ai magistrati.

La gestione rigorosa del magazzino fisico e delle rimanenze

Un aspetto nevralgico che viene purtroppo sistematicamente ignorato dalla contabilità di base riguarda l’esatta valutazione delle rimanenze di magazzino alla fine dell’esercizio annuale. Soprattutto nelle grandi imprese che si occupano di commercio al dettaglio capillare, di grande distribuzione all’ingrosso o nella classica produzione manifatturiera del Sud, il valore esatto della merce allocata in magazzino determina direttamente e matematicamente il livello dell’utile tassabile finale. Se il valore monetario delle rimanenze finali al trentuno dicembre supera nettamente quello delle giacenze iniziali censite a gennaio, l’intera differenza positiva va a costituire un gigantesco ricavo figurativo per l’azienda. Pagherai le imposte piene su questo incremento teorico, benché quei prodotti inscatolati non siano ancora stati fatturati a nessun cliente reale. Troppi imprenditori commettono il madornale errore di sopravvalutare scientemente i beni in giacenza per farsi concedere con facilità nuovi prestiti o fidi dalle banche locali, presentando sul tavolo del direttore un bilancio apparentemente molto più florido e solido. L’effetto collaterale, tragico e puntuale di questa decisione strategica è un esborso fiscale enormemente maggiorato nei mesi successivi.

Adottare criteri rigorosi di valutazione del magazzino conformi ai principi contabili nazionali OIC, orientati alla massima prudenza estimativa, risulta vitale. Applicare in modo severo e ineccepibile la svalutazione civilistica per tutte le merci divenute irrimediabilmente obsolete, fisicamente difettose, usurate o semplicemente fuori mercato per via dei cambi di moda stagionali, riporta immediatamente l’utile societario su valori fortemente realistici e frena in maniera drastica le emorragie incontrollate di preziosa liquidità verso Roma. Decidere infine di eliminare definitivamente i vecchi fondi di magazzino totalmente invendibili tramite regolari e tracciate procedure di rottamazione, certificate pubblicamente dalle autorità competenti o da specifiche piattaforme ambientali autorizzate, permette all’impresa di dedurre integralmente l’intera perdita materiale dal reddito d’impresa in modo corretto, limpido e totalmente inoppugnabile durante qualsiasi futura ispezione fiscale.

I passi operativi da compiere a partire da domattina

La vera pianificazione fiscale di altissimo livello non è una pratica burocratica da avviare frettolosamente il ventotto di dicembre sperando in un miracolo normativo last minute. Tutte le agevolazioni che abbiamo menzionato finora richiedono tempistiche di implementazione fortemente dilatate nel tempo. Necessitano di analisi preventive certosine, delibere formali del consiglio di amministrazione, iscrizioni telematiche tempestive presso le Camere di Commercio, perizie tecniche asseverate e registrazioni puntuali dei vari contratti di locazione commerciale o licenza.

Per iniziare ad agire tempestivamente in totale sicurezza e nel pieno rispetto delle norme, ti indichiamo i primi passi pragmatici che la tua direzione aziendale dovrà implementare. Prendi in mano e verifica scrupolosamente la stesura originaria del tuo statuto societario. Analizza rigo per rigo la busta paga mensile dell’intero consiglio di amministrazione per capire chirurgicamente se stai disperdendo troppo denaro prezioso in imposte e contributi non strettamente necessari al tuo reale fabbisogno di vita. Controlla insieme ai tuoi consulenti legali se possiedi marchi grafici o naming aziendali di forte presa che non sono ancora stati registrati e protetti formalmente. Quantifica il costo esatto dei tuoi passati viaggi di lavoro che ancora non hai documentato tramite rimborsi spese regolari. Imposta con urgenza un regolamento aziendale ferreo per istituzionalizzare i rimborsi analitici delle trasferte per i tuoi dipendenti commerciali, introducendo parallelamente e gradualmente piccole e mirate somme di welfare defiscalizzato per motivare le prime linee.

Non esistono scorciatoie segrete per far volatilizzare miracolosamente i debiti maturati in passato con l’Agenzia delle Entrate Riscossione. Esiste soltanto un’approfondita e maniacale conoscenza dell’impianto normativo del nostro Paese, una gestione organizzativa e documentale impeccabile in sede di ufficio amministrativo interno, e la ferrea volontà dell’imprenditore di blindare giuridicamente la ricchezza finanziaria che i suoi collaboratori producono faticosamente ogni singolo giorno sul libero mercato.

Sono Vincenzo Ercolano

Consulente d'impresa: aiuto imprenditori e aziende a crescere con strategie concrete su finanza, organizzazione e sviluppo del business.

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